Nel maggio del 2018 Agnese, una giovane donna italiana che viveva da sola con due figli, di cui uno ventenne affetto da una disabilità di tipo cognitivo e da epilessia farmaco resistente, aveva contattato l’organizzazione Refugees Welcome, tra le prime promotrici della campagna #Ioaccolgo, perché: «In seguito a un evento molto doloroso, la malattia e la successiva perdita di un affetto importante, il padre dei miei figli, ritenevo necessario ampliare, aprire, ridefinire un’idea di famiglia, riempire spazi e inventarne nuovi». Ha raccontato Agnese: «Ho deciso di accogliere a partire da me, da noi, dai nostri bisogni». Di più: «Si faceva strada di pari passo la consapevolezza che l’atto privato di accogliere fosse anche una scelta politica. Un modo di rispondere alla vergognosa partita giocata sulla pelle di persone inconsapevoli che cercano di affrancarsi da una vita di miseria, di guerra, di persecuzione». Per Agnese aprire la porta della propria casa è stato un modo di schierarsi, una modalità per dire basta alla costruzione della paura e dell’odio per l’altro.        

«E se si chiudono i porti, io apro la porta», dice oggi la donna, che qualche mese fa la porta di casa l’ha aperta davvero per  Alieu, cittadino gambiano di 20 anni, che da tre anni risiede in Italia e ha da poco terminato il progetto SPRAR. Si sono incontrati per la prima volta a dicembre dello scorso anno, «E giorno dopo giorno impariamo a conoscerci, a convivere, ci aiutiamo, ridiamo tantissimo». Spiega ancora Agnese: «Mentre Alieu costruisce il suo futuro, lavorando e studiando, e nella convivenza acquisisce competenze nuove; noi proseguiamo la nostra vita fatta di impegni quotidiani, con la consapevolezza che nella nostra casa c’è un membro in più,  un valore in più».

Se da una parte prevale l’egoismo degli Stati, dunque, dall’altra molti cittadini stanno dicendo: “Aiutiamoli a casa nostra”, che poi è anche il sottotitolo del progetto Welcome Home, finanziato dall’8 per mille Irpef a diretta gestione statale per l’anno 2016 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che «ha l’obiettivo di sviluppare modelli alternativi e innovativi di supporto ai percorsi di integrazione dei rifugiati coinvolgendo attivamente la cittadinanza e il privato sociale attraverso esperienze di accoglienza in famiglia». L’intervento progettuale è realizzato da Refugees Welcome insieme ad un’altra organizzazione che è tra i promotori di #Ioaccolgo, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, il CIR; e prevede di dare ospitalità a 40 giovani rifugiati, prevalentemente a Roma, Lecce e Verona, per un periodo variabile tra 6 e 12 mesi, coinvolgendo e stimolando altrettanti giovani cittadini italiani, o nuclei di giovani conviventi, nella condivisione dello spazio domestico, e nella creazione di una rete di supporto per sostenere il cammino del rifugiato verso la totale autonomia. 

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